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C’è più humus in una prateria o in una foresta?

C’è più humus in una prateria o in una foresta?

Immagino  la sorpresa sul tuo volto, ma è davvero così: possiamo aspettarci di trovare più humus in una prateria che in un bosco (a parità di superficie, età e latitudine).

 

Ma com’è possibile?

La differenza sta nel tasso di turnover (‘riciclo’) della sostanza organica. Se in una foresta cadono tonnellate di foglie una volta l’anno, è pur vero che in una prateria tutte o quasi tutte le piante sono annuali, quindi muoiono in inverno per rinascere in primavera: possiamo quindi considerare simili le quantità di sostanza organica fresca apportate nei due terreni.

D’altra parte, il ‘fabbisogno’ di humus di una foresta è molto maggiore di quello di una prateria e quindi gran parte della sostanza organica accumulata in autunno ed in inverno viene consumata durante la bella stagione. Ciò avviene molto di meno nei terreni pratensi, dove le piante hanno un tasso di crescita minore.

 

Spessore strato di humus

Dal punto di vista del suolo, il risultato è incredibile. Se nelle foreste lo strato di humus misura 15 cm, nelle praterie può arrivare anche a 1 o 2 metri!

Le praterie più sviluppate d’Europa si trovano tra la Polonia e la Russia: non è un caso se queste pianure vantano da sempre una grandissima produzione di frumento, la coltura che più si avvicina geneticamente alle piante di questo ecosistema.

Lungi dal restare una semplice curiosità, a partire da ciò possiamo chiederci: se le praterie sono così fertili, perché non lo sono anche i campi coltivati?

Perché il raccolto, che costituisce per il terreno l’unica fonte di sostanza organica, arriva alla nostra tavola e non al suolo. Ecco perché è nostro dovere restituire al suolo la sostanza organica umificata di cui ha bisogno, quasi per rispetto e gratitudine nei suoi confronti.

 

Il cernosem

A latitudini più alte, dove le precipitazioni piovose sono basse, si accresce la vegetazione di prateria. I suoli in queste regioni, per esempio nella steppa russa, sono molto fertili, profondi e neri. Di qui il loro nome, cernosem, dal termine russo che significa terra nera. Le precipitazioni piovose basse  e stagionali determinano un notevole movimento dell’acqua all’insù e all’ingiù nel profilo del suolo.

Il movimento dell’acqua non asporta per lisciviazione molte sostanze nutritive dal suolo, da cui la sua ricchezza: al contrario determina la precipitazione del carbonato di calcio sotto forma di filamenti o di noduli molto più in basso negli orizzonti B del profilo.

L’area della steppa dove vengono prodotti i cernosem è costituita in gran parte da depositi trasportati dal vento, noti come loess, originatisi come detriti glaciali dopo l’era glaciale. Hanno spesso un colore giallo intenso (danno il nome al Fiume Giallo, che è colorato dal loess eroso). I suoli neri del cernosem, spessi 1-2 metri, degradano piuttosto rapidamente negli orizzonti gialli sottostanti, determinando un profilo assai caratteristico.  Questi suoli sono molto ricchi di vita animale.

In Europa, sono evidenti nel profilo le grandi gallerie degli spalaci. Gli spalaci trasportano suolo mentre scavano, cosicché le gallerie nel loess giallo sono piene di suolo nero e quelle negli orizzonti superiori sono piene di suolo più chiaro. Questi suoli ricchi vengono oggi coltivati intensamente.

 

Perchè la terra è scura?

Sotto la foresta caducifoglia temperata, si trova un tipo di suolo brunastro noto come terra bruna. Queste terre brune sono molto fertili e, in tutto il mondo, la vegetazione boschiva originale è stata abbattuta su questo tipo di suolo per ottenere terreno ad uso agricolo.

Il profilo del suolo è molto complesso: sopra c’è uno strato di lettiera fogliare che via via si decompone trasformandosi in humus, via via che si forma ogni autunno nuova lettiera.

L’humus viene mescolato nel suolo sottostante dall’azione dei lombrichi di terra. Si forma così un suolo  spesso circa 15 cm, di colore scuro, facile da coltivare.

Questo strato scuro degrada in uno strato lievemente lisciviato, sotto il quale giace l’orizzonte B di argille minerali rossastre, il quale degrada verso il basso nel materiale primario.

Tali suoli hanno un pH quasi neutro e sono ricchi di organismi terricoli.  Si sviluppano dove il clima è freddo, cosicché il riciclo delle sostanze organiche non è eccessivamente rapido.

 

 

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