Il carrello è vuoto

Salvaguardia Del Suolo: A Che Punto Siamo?

Il 10 novembre scorso si è tenuta al quartiere Fieristico di Rimini ” ECOMONDO 22 ” la prima riunione degli Stati Generali per la salute del suolo, resa possibile dall’azione congiunta dell’Università di Bologna, del Politecnico di Torino, di Coldiretti e di Novamont. 

In tale occasione è stata presentata la cornice legislativa europea e lo stato dell’arte a livello nazionale, con l’intenzione di avviare il dialogo sull’efficacia della linea di intervento seguita finora; al centro di tutto c’è il report ‘Caring for Soil is Caring for life’, condotto nel 2020, nel quale sono stati misurati gli effetti legati al degrado del suolo e sono anche state proposte delle linee di intervento  per risolvere la situazione. 

Il contenuto del Report  

Questo è il principale manifesto su cui si basa, a livello istituzionale, la tutela del suolo. 

Si tratta di un documento di carattere scientifico, che parte innanzitutto dall’inquadramento quantitativo del problema, prima che qualitativo. 

Quanto è grave la situazione?

Per valutare in termini concreti gli effetti del degrado del suolo e di altri problemi ad esso associati, ne è stata svolta anche una stima economica.

Ebbene, i costi associati al degrado del suolo nell’UE superano i 50 miliardi di Euro/anno e più del 70% dei suoli europei sono stati classificati come degradati a causa delle attuali pratiche di gestione, dell’inquinamento, dell’urbanizzazione e degli effetti del cambiamento climatico.

Oggi, in Italia, oltre un quarto dei terreni è degradato ed il consumo di suolo fa perdere al nostro Paese circa 2 mq/secondo di terra fertile

Quali sono le linee di intervento?

Dal momento che la situazione è critica, è necessario istituire degli obiettivi solidi a lungo termine. Attualmente il suolo è stato reso un elemento centrale del Green Deal, al fine di supportare la crescita dell’Europa con l’obiettivo di ridurre a zero la perdita di suolo entro il 2050, ma il report suggerisce di ripristinare la salute di almeno il 75% dei suoli europei già entro il 2030. Un obiettivo molto ambizioso, che potrebbe risultare difficile da raggiungere senza una precisa linea di azione.
Per questo motivo sono stati sviluppati degli obiettivi a medio termine, fondamentali per guidare le istituzioni politiche (soprattutto quelle locali) in tale impresa.

Principalmente sono questi: 

  • lotta alla desertificazione e al degrado del suolo, ripristinando almeno il 50% dei terreni degradati.
  • Conservare gli stock di carbonio organico già presenti nel suolo, incrementando la concentrazione di carbonio sui terreni coltivati di almeno lo 0,1% all’anno e riducendo la perdita di carbonio dalle torbiere almeno del 30%.
  • Fermare il problema dell’impermeabilizzazione dei suoli dovuto allo sviluppo urbano.
  • Ridurre l’inquinamento del suolo e destinare almeno il 25% di superficie agricola dell’UE all’agricoltura biologica.
  • Raddoppiare il tasso di ripristino dei suoli inquinati.
  • Prevenire l’erosione su almeno il 30% dei terreni considerati a rischio.
  • Migliorare la struttura del suolo e ridurre di almeno il 30% il numero di suoli soggetti a compattazione.
  • Ridurre di almeno il 20% l’impronta globale sul degrado dei terreni delle importazioni di prodotti alimentari e di legname verso l’Unione Europea. 

Tre ostacoli nella divulgazione del suolo

Ascoltando le interviste rivolte ai membri degli Stati Generali, si riconoscono innanzitutto tre ostacoli nella sensibilizzazione e nella divulgazione delle tematiche che riguardano il suolo: la carenza di cultura scientifica , la settorialità accademica e l’organizzazione politica

Un ostacolo scientifico

La carenza di una cultura scientifica diffusa porta molte persone a non conoscere il suolo né la sua importanza nella vita di tutti i giorni, che naturalmente è legata a doppio filo con la produzione alimentare. Molto spesso il suolo viene erroneamente considerato come una risorsa rinnovabile, o ancor peggio illimitata, quando assolutamente non lo è. 

 

Un ostacolo accademico

A livello scientifico sicuramente c’è molta più consapevolezza sui temi che riguardano il suolo, ma le diverse comunità accademiche e le diverse branche scientifiche ancora non riescono a cooperare tra di loro per affrontare questa tematica in modo unitario e multidisciplinare

Un ostacolo politico

Infine, si riconosce un ostacolo di carattere politico: sebbene periodicamente vengano indette riunioni o formati tavoli di discussione del problema, le soluzioni effettive stentano ad arrivare.

 Ad esempio la Global Soil Partnership (GSP), nata all’interno della FAO nel 2012, aveva il compito di integrare il suolo nelle tematiche di protezione ambientale. 

Tuttavia in questi dieci anni ha potuto dialogare principalmente con i ministeri dell’Agricoltura e non è riuscita a sintonizzare sulle tematiche del suolo tutti gli attori coinvolti nella protezione ambientale. Inoltre, come spesso accade anche per altre istituzioni di carattere sovranazionale, la difficoltà maggiore riguarda l’ingresso nelle politiche locali

Attualmente è in fase di discussione la sua nuova collocazione istituzionale, con la speranza di poterle dare il potere di coinvolgere i decisori politici in modo più stringente.

Numerose cause di degrado del suolo

In articoli precedenti abbiamo trattato la perdita di sostanza organica del suolo e l’erosione, ma il degrado del suolo è causato anche da erronee pratiche di gestione nell’agricoltura e nella silvicoltura, dalla contaminazione industriale e dall’impermeabilizzazione del suolo dovuta all’urbanizzazione e alle infrastrutture.

Inoltre, anche le scelte alimentari, i processi dell’industria alimentare e lo smaltimento dei rifiuti alimentari influiscono sulla salute del suolo. 

Sappiamo che qualcosa in questi termini lo possiamo fare: la tutela del suolo passa anche attraverso la riconversione ecologica dei processi produttivi, ad esempio con la trasformazione della FORSU in uno straordinario fertilizzante organico: il vermicompost.

Chi sono gli attori coinvolti?

Per realizzare tutto questo, occorre coinvolgere le comunità, i gestori del territorio, i cittadini, i consumatori, gli stakeholder, i ricercatori, i politici, ed i gruppi industriali.

I problemi che colpiscono il suolo possono essere affrontati solo nell’ambito con un approccio che lavori sui flussi tra aree rurali e urbane.

Infatti i suoli sono sistemi dinamici e viventi: la loro diversità e i servizi che ci offrono devono essere valorizzate e prese in considerazione in tutte le azioni a diverse scale.

L’approccio deve essere sistemico, integrando le scienze naturali e quelle sociali a un livello paritario: solo così i fattori umani e quelli socio economici coinvolti nel problema possono essere compresi.

Ciò richiede la formazione di gruppi che lavorino in modo transdisciplinare: la ricerca e l’innovazione devono affrontare con urgenza l’entità dei problemi legati alla salute del suolo attuando cambiamenti nella politica, nelle pratiche di gestione del territorio e nei sistemi produttivi.  

Quali sono i suoli più a rischio?

Com’è facile immaginare, i suoli agricoli sono quelli più soggetti a peggiorare a causa di una gestione scorretta. 

In particolare, occorrerà dedicare un’attenzione maggiore alla tutela dei suoli noti come ‘chernozem‘, o black soils, presenti dall’est europa fino al confine tra Russia e Cina. 

Questi suoli si sono sviluppati in centinaia di migliaia di anni nelle praterie continentali e rappresentano i suoli più ricchi di sostanza organica del mondo. Il motivo di tale abbondanza lo abbiamo trattato nel primo articolo di questa rubrica.

Naturalmente in queste regioni il settore agricolo è molto sviluppato e sta già causando dei danni a cui è molto urgente porre rimedio, prima che questi suoli vengano compromessi per sempre. 

  

IT »
×

Buongiorno

Per assistenza o informazioni contattaci via Whatsapp o  tramite indirizzo e-mail info@conitalo.it

×