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Shock da trapianto: come evitarlo?

 Ogni qualvolta che si mettono a dimora le piantine, esiste una concreta possibilità che si verifichi lo shock da trapianto.

Questa condizione è una naturale conseguenza allo spostamento della pianta, la quale invece nasce per radicare in un sito in modo definitivo. 

Naturalmente l’apparato che viene esposto ad un rischio maggiore durante il trapianto, è quello radicale

Quando si esegue un trapianto, è importante evitare danni alle radici perché ciò potrebbe avere delle ripercussioni sulla salute della pianta. 

Quali sono i segni dello shock da trapianto? 

Una pianta che ha subito shock da trapianto, potrebbe avere alcune di queste caratteristiche:  

  • radici marroni ;
  • ingiallimento delle foglie basali;
  • ridotto accrescimento, non proporzionato alla dimensione del vaso. 

 

Come avviene lo shock da trapianto?

Lo shock da trapianto ha diverse cause. Generalmente, lo shock si verifica in piantine non ancora pronte al trapianto. 

Infatti il trapianto, proprio a causa dei rischi che potrebbe comportare alla salute della pianta, richiede molta precisione. 

Ogni piantina da trapiantare deve avere queste caratteristiche: 

  • Il colore delle radici: devono essere bianche, se sono marroni significa che la pianta è già troppo vecchia per essere trapiantata. 
  • Il numero di foglie: devono essere 2 o 3, oltre ai cotiledoni. 
  • Il colore delle foglie: devono essere completamente verdi. 
  • L’età della pianta: non dev’essere troppo giovane, altrimenti le radici non si spingeranno oltre al pane di terra. 

Anche il sito del trapianto deve avere le giuste qualità: un terreno non idoneo è una delle principali cause dello shock da trapianto. 

  • Il terreno dev’essere umido, ma privo di ristagni d’acqua. 
  • Deve restare coperto, perché i raggi solari possono danneggiare le radici superficiali della pianta;
  • Dev’essere morbido, per agevolare la crescita delle radici. 

Dopo il trapianto, occorre evitare che la zolla della piantina si asciughi, perché ciò arresterebbe la crescita delle radici. 

Anche la concimazione deve avvenire con cautela: bisogna assolutamente evitare lo stallatico non maturo o la pollina fresca, perché contengono alte dosi di ammoniaca che, una volta disciolta nella soluzione circolante del suolo, renderebbero molto alcalino il sito del trapianto, bruciando le radici. 

Evitare lo shock da trapianto con l’humus di lombrico

L’humus di lombrico è molto indicato per prevenire lo shock da trapianto. La sostanza organica dell’humus crea nel sito di trapianto l’ambiente ideale per ospitare la pianta, da un punto di vista strutturale e chimico.

Prima di eseguire il trapianto, inseritene dai 30 ai 50 grammi per ogni buca: la tessitura del terreno migliorerà e la pianta riceverà da subito gli elementi nutritivi.

Non ci sono problemi legati al sovradosaggio: la sostanza organica dell’humus di lombrico è completamente stabilizzata (priva di ammoniaca), perciò non brucia le radici. 

Gli aggregati del suolo

La sostanza organica dell’humus di lombrico ha la capacità di creare gli aggregati del suolo, che sono degli agglomerati di sostanza organica e particelle inorganiche (sabbia, limo e argilla) che danno struttura al terreno. 

Lo schema seguente illustra la differenza tra un terreno senza aggregati ed uno con aggregati:

Nel primo caso, il suolo è stratificato a seconda della dimensione delle particelle. L’argilla, costituita dalla frazione più sottile, si trova alla base della stratificazione e costituisce una barriera impermeabile all’acqua. 

In questo caso, le radici della pianta devono crescere molto verso il basso e quindi saranno poche quelle che raggiungono l’acqua. 

Nel secondo caso, il terreno è ricco di sostanza organica: sono presenti molti aggregati, di varie dimensioni e composizione, ma tutti sono circondati da uno strato di argilla: questa argilla impermeabilizza gli aggregati e fa sì che l’acqua vi scorra attorno, in quelli che sono chiamati micropori

In un terreno come questo, la crescita delle radici risulta molto più semplice: il terreno è meno compatto e più semplice da scavare; inoltre, l’acqua è distribuita in modo più omogeneo lungo tutta la stratificazione del terreno. 

 

Il potere concimante dell’humus

Il potere concimante dell’humus è garantito da molecole organiche a lento rilascio, , che non vanno immediatamente in soluzione nel suolo: urea, amminoacidi, proteine e metaboliti secondari dei batteri. Inoltre, l’humus di lombrico è naturalmente ricco di ormoni che promuovono lo sviluppo delle radici: le auxine
Questa caratteristica è l’ideale per la giovane pianta, che necessita di una concimazione a lungo termine che la accompagni durante lo sviluppo. 

 

Quando eseguire il trapianto? 

I trapianti si eseguono da febbraio a ottobre, a seconda della specie da mettere a dimora. A luglio si trapiantano soprattutto cavoli, broccoli, verze, finocchi, porri, piante a ciclo breve e piante invernali; se vuoi sapere di più, puoi consultare il nostro calendario

Attenzione: è molto importante considerare, oltre al periodo, anche il clima della zona.  È bene prestare attenzione alla notte, perché il calo di temperatura potrebbe danneggiare la pianta. 

Prendersi cura della pianta dopo il trapianto

Infine, non bisogna dimenticarsi di curare la pianta nei giorni successivi al trapianto.

In particolare, è bene prestare attenzione all’umidità del terreno: non deve mai seccare. Per migliorare la ritenzione idrica superficiale, consigliamo di spandere 30 g di humus  a qualche cm dalla pianta e bagnare leggermente.

è importante irrigare a qualche decina di cm dalla giovane pianta per dare alle radici lo stimolo ad espandersi: prima si espanderanno le radici, prima si supera il rischio dovuto alla mancanza di acqua. 

 

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